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RunEconomy – Il business della corsa in Italia

RunEconomy

RunEconomy - un'introduzione

Mercoledì 23 maggio nel Salone d'Onore del CONI a Roma si è svolta la prima edizione della convegno RunEconomy. Di che cosa si tratta? Di un momento di incontro rivolto a tutte le persone che gravitano attorno al business della corsa. L'obiettivo del convegno era quello di mostrare che non solo correre fa bene al fisico e alla mente, ma che far correre fa bene anche alle casse dello stato e delle città che ospitano i principali eventi di corsa.

 

Il convegno ha visto un panel di professionisti del settore e di stakeholder molto vario e qualificato. Come si può vedere dal programma, sono intervenuti infatti giornalisti, dirigenti di federazioni ed aziende del settore running e  organizzatori di eventi sportivi sia italiani che stranieri. Il merito principale di RunEconomy è stato quello di aver portato alla luce anche in Italia tematiche che all'estero sono ormai consolidate, ma che nel nostro paese faticano ancora ad essere affrontate.

 

Quanto è stato espresso durante il convegno è stato alla base per la creazione di un osservatorio permanente sul running e sulla sporteconomy, il CREA (Connecting Running Economy with Athletics). Fabio Pagliara, promotore dell'iniziativa nonché segretario generale FIDAL (fededazione italiana di atletica leggera) segnala quali saranno gli scopi principali di questo neonato comitato:

- Studiare l'economia della corsa, nel dettaglio l'indotto che genera spontaneamente o meno;

- Promuovere il ridisegno delle città con interventi di pianificazione urbanistica e sociale a misura dei corridori;

- La scoperta della Felicità Interna Lorda, ovvero la felicità che deriva da uno stile di vita sano secondo i valori sportivi.

 

Introduzione alle scelte economiche dei corridori

Per iniziare il convegno sono stati mostrati gli studi di una ricerca commissionata dalla FIDAL e condotta dall'Istituo Piepoli. Il sondaggio, che aveva lo scopo di studiare i comportamenti dei runners, mostra che il 46% degli italiani corre almeno una volta al mese, e che i runners sono mediamente più tecnologici, green e altospendenti.

I dati mostrano infatti come il 10% in più dei corridori rispetto ai non corridori fa acquisti online più volte al mese, che quasi 9 su 10 ricercano applicazioni che oltre al semplice tracking dell'attività opzioni turistiche, che sono più attratti da città in cui è possibile fare attività fisica su piste ciclabili o pedonali. Sono anche molto più attenti a comprare auto belle ma meno inquinanti, e sono più attenti dei non runners a quello che mangiano e se viene distribuito con confezioni in materiali rinnovabili o meno. Infine, il 33% di essi corre con uno smartphone che utilizza per ascoltare musica durante la corsa, tracciare la sua attività, farsi foto e altro ancora.

 

In definitiva, lo schema mostra come le aziende tecnologiche dovrebbero essere molto interessate a sviluppare iniziative valide per rapportarsi con chi corre.

 

Il turismo del sudore

Un dato in particolare deve far riflettere i sindaci e gli amministratori delle grandi città italiane. Le prime 5 maratone per importanza al mondo da sole, generano un indotto complessivo di 1 miliardo di dollari. Quando una persona si sposta per una maratona infatti genera valore per il territorio. Deve pernottare in hotel, mangerà in un ristorante, visiterà un museo o la città stessa nei giorni successivi, farà shopping nei negozi. Questo è tanto più vero quanto la città è attraente. Essere capaci di intercettare questo tipo di turismo, anche adeguando le proprie infrastrutture cittadine, è ormai di fondamentale importanza.

 

Come va in Italia?

In Italia siamo pieni di città meravigliose che potrebbero sfruttare queste opportunità, ma ne siamo capaci? Marco Rota, Direttore Marketing e s Business Development di Infront, ci dice che probabilmente non è così. Se dai dati risulta che in Italia ci sono dai 6 ai 7 milioni di runners abituali, il numero di finisher nelle maratone è decisamente sconfortante. Su più di 40 maratone annuali che si svolgono sul nostro territorio, i finisher sono circa 60.000. La maratona con più atleti al traguardo è stabilmente quella di Roma, con 13.318 arrivati, seguita da Firenze (8.391), Venezia (5.961), Milano (5.303) e Verona (2.708). 

 

Se fare un raffronto con maratone come quella di New York o di Londra, che individualmente hanno più finisher di tutte quelle italiane messe assieme, farne con una città a noi più vicina potrebbe però dare l'esempio di quanto potremmo migliorare.

 

Esempi virtuosi in Europa - Valencia

Valencia ha una maratona con più di 30 anni di storia. Fino al 2008 era una maratona dai numeri normali e a stento superava i 3.000 iscritti. Ma dopo la crisi di fine 2007, la perdita del gran premio di f1 e dell'America's Cup, la giunta comunale ha deciso di cambiare marcia.

 

Ha quindi contattato gli organizzatori della maratona e gli ha dato una mappa della città, dandogli supporto completo e carta bianca per la realizzazione delle edizioni successive. Era la prima volta che succedeva, e dai 3.500 partecipanti del 2011 ha superato i 20.000 del 2017.

 

Il risultato? In meno di 10 anni, Valencia è diventata una città a misura di chiunque voglia correre, con eventi settimanali e che si trasforma completamente durante il periodo della maratona. la cittadinanza e la polizia locale non vedono più la fiumana di gente come un fastidio, ma anzi partecipano alla manifestazione con entusiasmo, vivendola non solo il giorno della gara ma anche nei successivi e precedenti.

 

Esempi virtuosi in Europa - Praga e RunCzech

RunCzech è un circuito di gare che è nato dall'esigenza di far correre più persone di quelle che la Maratona di Praga potesse ospitare. Per via della conformazione della città, risultava infatti impossibile organizzare una maratona con più di 11.000 partecipanti. Si è quindi pensato di realizzare un circuito di gare che soddisfacesse la voglia di correre di tutti quelli che volessero farlo.

 

Nel corso degli anni, il circuito è cresciuto in maniera esponenziale sia in Repubblica Ceca che all'estero. Attualmente infatti organizza gare anche in Giappone edal 2017 in Italia. I risultati in termini di partecipanti  ed economici sono ovviamente eccezionali.

 

Grazie alla federazione ceca che favorisce l'arrivo di corridori stranieri, il 31% dei partecipanti dell'ultima maratona di Praga arrivava dall'estero. Mentre per quanto riguarda il circuito, il 25% degli atleti (circa 20.2000) non è della Repubblica Ceca.

 

L'indotto generato è quindi notevole. Con 82.000 partecipanti al circuito, una società esterna ha calcolato un indotto economico di 17,3 milioni di euro spesi dai visitatori, ed un miglioramento del PIL ceco per 10,7 milioni di euro.

 

Carlo Capalbo, fondatore e presidente di RunCzech e NapoliRunning ci mostra inoltre altri dati molto significativi. In Danimarca il 31% dei corridori occasionali è tesserato in qualche forma con la federazione di atletica danese. In Germania questo dato è del 28%, Francia, Belgio e Lussemburgo arrivano 19%. L'Italia, con solo il 6% delle persone tesserate o in possesso di RunCard, è distante anni luce.

 

Questo cosa vuol dire? Che le federazioni devono adeguarsi, perché i loro clienti sono cambiati, e chi non lo fa resta indietro.

 

Perché in Italia non si viene a correre?

Ma in Italia, è solo un problema di strutture poco adeguate o c'è anche dell'altro se la gente non viene a correre nel nostro paese? I dati infatti mostrano come la maggior parte dei finisher delle maratone italiane siano italiani, quando addirittura non siano corridori locali che corrono la gara della propria città.

 

Sempre per fare l'esempio virtuoso di Valencia, Paco Borrao, presidente del comitato organizzatore della Maratona di Valencia, ci dice che circa i partecipanti sono divisi quasi equamente fra stranieri, nazionali e locali. Questo impone ovviamente 3 tipi di comunicazione diversa. Il limite dell'Italia sembra quindi essere quello di non valutare in maniera importante la comunicazione verso l'estero. Ci si accontenta di attrarre i locali, che però non portano indotto, quando invece è palese che l'Italia sia una meta turistica molto attrattiva.

 

In aggiunta, c'è un forte sbarramento all'ingresso per chiunque venga dall'estero e voglia correre senza essere tesserato per associazioni riconosciute dalla sua nazione di appartenenza. In Francia un decreto legge ha modificato il funzionamento della presentazione della visita medica per poter correre in un evento. Adesso è sufficiente avere un certificato medico valido nella propria nazione di residenza per poter correre. In Italia non è così, e la sola RunCard consente sì di correre senza essere tesserati per società italiane, ma richiede una visita medica valida sul nostro territorio, cosa che di sicuro disincentiva la partecipazione di stranieri.

 

Per fortuna sembra che finalmente anche la Federazione Italiana si stia muovendo per intercettare questo cambiamento in atto. Testimone di ciò è proprio quanto è stato detto durante RunEconomy. Da operatori del settore non possiamo fare altro che auspicare che questa transizione sia il più rapida possibile, perché l'atletica e gli atleti italiani ne hanno davvero bisogno.

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